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Il gatto con gli stivali

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ottobre 22, 2016

Il gatto con gli stivali

Il gatto con gli stivali: fiaba popolare che ha fatto il giro del mondo

Il gatto con gli stivali, origini della fiaba

Il gatto con gli stivali è una fiaba della tradizione popolare italiana. Eh sì, stavolta siamo noi ad averla scritta per la prima volta e in particolare è Giovanni Francesco Straparola, autore del ‘500. Questo scrittore di novelle la incluse nella sua raccolta “Le piacevoli notti”, probabilmente trascrivendo un racconto orale.
Nel ‘600, un secolo dopo, uscì la versione di Giambattista Basile.
In seguito Il gatto con gli stivali ha avuto vari rifacimenti, facendo un po’ il giro dell’Occidente: in Germania abbiamo la versione romantica di Ludwig Tieck e poi la versione de Il gatto con gli stivali dei fratelli Grimm.
In Francia, invece, famosa è la fiaba di Charles Perrault.

Insomma, una storia per bambini che ha fatto il giro del mondo! E un personaggio -il gatto con gli stivali- che è diventato simbolo di furbizia e intelligenza.

L’ultima sua apparizione nel nostro mondo contemporaneo è nel cartone animato Shrek, dove il gatto con gli stivali è un amabile gattino-moschettiere, dallo spiccato accento latino.
Nel 2011 questo personaggio è diventato protagonista de “Il gatto con gli stivali” il film.

Leggiamo insieme questa fiaba per bambini illustrata con le immagini del bravissimo Sebastian Barreiro. Visitate la pagina di questo particolare illustratore argentino.
La versione è quella di Charles Perrault, che ha introdotto gli elementi più noti della fiaba per bambini, come ad esempio gli stivali!
La storia, come sempre, è riadattata per la lettura dei più piccoli 🙂

Il gatto con gli stivali – Charles Perrault 

Illustrazioni Sebastian Barreiro

C’era una volta un vecchio mugnaio che, ormai vicino alla morte, fece chiamare i suoi tre figlioli.
“Figli miei”, disse, “Ormai sono molto vecchio e lascerò a voi in eredità i miei pochi beni. A te, che sei il maggiore, lascio il mio mulino”
“Grazie papà”, disse il maggiore.
“A te, che sei il mediano, lascio il mio mulo”
“Grazie della generosità, papà”, disse il mediano.
“E a te, che sei il minore, lascio il mio gatto”
“Grazie papà”, rispose il minore, ma in cuor suo pensava: “Ma che me ne faccio di un gatto?”

il gatto con gli stivali

Il mulino produceva la farina per fare il pane; il mulo serviva per trasportare grandi carichi, ma un gatto che poteva mai fare? Il giovane era molto scoraggiato.

Ad un certo punto, il gatto gli disse: “Padrone, non vi preoccupate! Portatemi soltanto un sacco e un paio di stivali e lasciate fare a me! Vedrete che io valgo molto di più di un mulino e di un mulo!”.

il gatto con gli stivali barreiro

Il giovane, non sapendo che altro fare, portò al gatto un sacco e un paio di stivali, come richiesto.

Appena ricevuti gli stivali, il gatto se li infilò in un baleno e, preso il sacco, corse via nel bosco. “Grazie della fiducia, padrone: non ve ne pentirete!”, urlò, mentre già spariva tra gli alberi del bosco.

Giunto in una radura, si nascose dietro un albero e aspettò che un coniglietto si avvicinasse per mangiare l’erba fresca, che aveva messo dentro il sacco. Appena fu abbastanza vicino… ZAC! Il gatto con gli stivali chiuse il coniglio dentro il sacco e lo catturò, poi ritornò tutto felice dal suo padrone.

il gatto con gli stivali

Quando il giovane vide il coniglio, si complimentò con il gatto: “Molto bravo, adesso lo cucineremo e faremo una bella cena!”. A causa della povertà, infatti, il giovane mangiava ben poco ed era magro come un uscio.

“Aspettate”, gli rispose il gatto con gli stivali. “Lasciate fare a me! Se salteremo la cena stasera, vedrete che tutte le altre sere mangerete da re!”.
Il giovane era sempre più stupito, ma decise di fidarsi del suo furbo gatto.

Il gatto con gli stivali zampettò fino al palazzo del Re e chiese di parlargli. “Ecco un dono per voi, sire, dal marchese di Carabà”, gli disse, facendo un inchino.

il gatto con gli stivali fiaba
Il re fu molto felice di quel bel coniglio paffuto. Ma chi era mai questo generoso marchese di Carabà? Possibile che non avesse mai sentito parlare di questo nobile?
“Ringrazia tanto il tuo padrone”, rispose il re. “È stato davvero generoso”.

Felice per quelle parole, il gatto decise di portare al re altri doni: pernici, conigli, cacciagione varia.
Ogni volta il gatto diceva al re: “Un dono da parte del marchese di Carabà”. 
“Ma chi sarà mai questo ricco marchese?”, si chiedeva quello, sempre più curioso. 

Un giorno il gatto si accorse che il Re e la principessa, sua bellissima figlia, erano andati a fare un giro in carrozza vicino alla riva del fiume. Subito disse al suo padrone: “Presto, fate come vi dico: spogliatevi e andate a fare il bagno nel fiume, nel posto che vi indico!”
Ancora una volta, il giovane si fidò e fece come gli era stato detto.

il gatto con gli stivali

Mentre il giovane era in acqua, il furbo gatto prese i suoi vestiti poveri e malconci e li nascose sotto delle pietre.
Poi, appena il re fu proprio lì vicino, si mise a urlare: “Aiuto! Aiutatemi! Il marchese di Carabà sta affogando!”
Il re, a quelle parole, dette ordine ai servitori di correre a salvare il marchese.
Il gatto lo ringraziò infinitamente: “Grazie, sire, gli avete salvato la vita! Purtroppo un ladro gli ha rubato tutti gli abiti e lo ha gettato nel fiume!”
Allora il re fece portare l’abito più bello e ricco che aveva e ordinò di vestire il famoso marchese di Carabà.

Così vestito, il giovane sembrava un altro! Era molto bello e piacque subito alla principessa, perché era simpatico e molto educato.
“Unitevi a noi per questo giro in carrozza!”, propose il re e così il gatto con gli stivali e il suo padrone salirono a bordo.
Poco dopo, però, il gatto chiese il permesso di avviarsi a piedi. “Vorrei correre un po’ per sgranchirmi le zampe”, disse, come scusa.
“Ma certamente!”, acconsentì il re.

Così il gatto arrivò prima nei campi di grano e disse ai contadini che li stavano lavorando: “Ascoltate. Quando passerà la carrozza del re, dovrete dire che questi campi appartengono al marchese di Carabà. In cambio, otterrete una generosa ricompensa”.

il gatto con gli stivali illustrata

Quando il re passò per i campi, chiese ai contadini: “A chi appartengono questi campi di grano?”

“Al marchese di Carabà”, risposero quelli, sperando di ricevere la ricompensa promessa dal gatto.

“Voi avete davvero delle belle terre”, disse il Re al giovane.

il gatto con gli stivali illustrato

E così il gatto, andando sempre avanti alla carrozza, chiedeva ai contadini, mietitori e lavoratori dei campi di dire che appartenevano al marchese.

Così alla domanda del re, tutti rispondevano: “Questi campi sono del marchese di Carabà”.

Il re si congratulò col giovane, sempre più stupito delle sue ricchezze. Intanto il marchese e la principessa parlavano e si conoscevano meglio ed erano già innamorati l’una dell’altro.

Finalmente il gatto arrivò a un bel castello, il cui padrone era un ricchissimo orco con abilità magiche.
Il gatto con gli stivali ne pensò una delle sue e chiese di poter portare i suoi saluti al signore di quel castello.

il gatto con gli stivali fiaba

L’orco lo accolse con la gentilezza che può avere un orco, offrendogli da bere e da mangiare.
“Ho sentito dire”, disse il gatto, “Che voi siete in grado di trasformarvi in qualsiasi animale desideriate. Ad esempio, un leone o un elefante”.

“Verissimo!”, rispose brusco l’orco. “Guarda con i tuoi stessi occhi!”

E subito si trasformò in un gigantesco leone.

Al gatto si rizzò tutto il pelo sulla schiena, dalla paura. Comunque mantenne il suo sangue freddo e, quando l’orco ebbe ripreso la forma originale, si complimentò per la sua bravura.

“Mi hanno anche detto”, riprese il furbo gatto, “Ma questa credo che l’abbiano sparata grossa, che sapete prendere la forma anche di animali piccolissimi, come ad esempio un topo, o una talpa. False dicerie, sicuramente!”

“Che dici?”, rispose l’orco offeso. “Ti faccio vedere io come ci riesco…”

E si trasformò in un topolino.

Il gatto veloce gli balzò addosso, lo acciuffò e se lo pappò in un sol boccone.

il gatto con gli stivali

Quando la carrozza del re giunse vicina a quel bel castello, la principessa volle entrare per visitarlo.
ll gatto sentì i rumori che si avvicinavano, uscì fuori e li invitò dentro: “Vostra Maestà, vi do il benvenuto nel castello del marchese di Carabà”.

“Ma come! Anche questo castello è vostro, signor marchese?”, chiese stupito il re. “Vedendo le vostre terre, le ricchezze e le vostre maniere così gentili, non posso più frenarmi dal chiedervi se desiderate sposare mia figlia e divenire mio genero!”

Immaginate un po’la sorpresa e la felicità del giovane (e della principessa)!
I due innamorati si sposarono proprio il giorno dopo, con una cerimonia bellissima e regale.

Il gatto divenne un gran signore e da quel giorno lui e il suo padrone fecero la bella vita a palazzo.

il gatto con gli stivali fiaba

Il gatto con gli stivali morale

Questa fiaba illustrata insegna che ereditare grandi ricchezze è comodo, ma a volte per i giovani è ancora più utile possedere ingegno e intelligenza.

Grazie all’astuzia del gatto, il giovane divenne molto più ricco del fratello con il mulino o del fratello con il mulo e li invitò molto spesso a palazzo, dove lui e la sua bellissima sposa davano banchetti da leccarsi i baffi!

Ah, quasi dimenticavo! I contadini che avevano aiutato il gatto con gli stivali ebbero in ricompensa un bel sacco di monete d’oro ciascuno!


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