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Le Fate

Le fate di Perrault
novembre 22, 2016

Le Fate

Le Fate di Perrault: fiaba per bambini illustrata sulla gentilezza e la ricchezza

Le Fate di Perrault è una fiaba illustrata semplice e bella, con una morale molto importante. La fiaba di Perrault “Le fate” mostra come la gentilezza sia sempre ripagata, mentre con la maleducazione non si ottiene nulla.
Questa storia per bambini illustrata con i disegni di Paul Durand è liberamente tratta da “I racconti delle fate” di Charles Perrault.
La morale della fiaba “Le fate” è simile a quella della leggenda russa “Nonno Gelo” e, come quella, anche questa fiaba era ed è una delle mie storie per bambini preferite. 

Fiaba tratta da “I racconti delle fate” di Charles Perrault.
Illustrazioni: Paul Durand.


LE FATE di Perrault

Illustrazioni di Paul Durand


C’era una volta una vedova che aveva due figlie. La maggiore somigliava tutta alla mamma, di lineamenti e di carattere. Tutte e due erano tanto antipatiche e così gonfie di superbia, che nessuno le voleva avvicinare.
Viverci insieme poi, era impossibile addirittura.
La più giovane, invece, aveva preso tutto da suo padre: era gentile, buona e bella, anzi bellissima. Non si sarebbe trovata giovane più bella in tutto il paese e in quelli vicini.
Poiché ogni simile ama il suo simile, la madre andava pazza per la figliola maggiore, mentre detestava profondamente l’altra.
Le faceva fare tutte le faccende di casa, cucinare, fare il bucato e la trattava con ostilità. La maggiore, invece, non alzava mai un dito.

Fra le altre cose, bisognava che quella povera ragazza andasse due volte al giorno ad attingere acqua a una fontana distante più d’un miglio e mezzo, e ne riportasse una brocca piena.

Un giorno, mentre stava appunto lì alla fonte, le apparve accanto una povera vecchia, che la pregò di darle da bere.

“Ma volentieri, nonnina mia…” rispose la bella fanciulla “aspettate; vi sciacquo la brocca…”

E subito dette alla brocca una bella risciacquata, la riempì di acqua fresca, e gliela presentò sostenendola in alto con le sue proprie mani, affinché la vecchiarella bevesse comodamente.

Le fate di Perrault

Quand’ebbe bevuto, la nonnina le disse:

“Tu sei tanto bella, quanto buona e quanto per benino, figliuola mia, che non posso fare a meno di lasciarti un dono”.

Quella era una Fata, che aveva preso la forma di una povera vecchia di campagna per vedere fin dove arrivava la bontà della giovinetta. E continuò:

“Ti do per dono che ad ogni parola che pronuncerai, ti esca di bocca o un fiore o una pietra preziosa”.

La ragazza arrivò a casa con la brocca piena, qualche minuto più tardi del dovuto. Subito la mamma iniziò a rimproverarla per quel piccolo ritardo.

“Mamma, abbi pazienza, ti domando scusa…”, disse la figlia tutta gentile, e intanto che parlava le uscirono di bocca due rose, due perle e due brillanti grossi.

Le fate di Perrault

“Ma che roba è questa!…”, esclamò la madre stupefatta, “sbaglio o tu sputi perle e brillanti!… O come mai, figlia mia?…”

Era la prima volta in tutta la sua vita che la chiamava così, e in tono affettuoso. La fanciulla raccontò ingenuamente quel che le era accaduto alla fontana; e durante il racconto, figuratevi i rubini e i topazi che le caddero giù dalla bocca!

“Oh, che fortuna…”, disse la madre, “bisogna che ci mandi subito anche quest’altra. Senti, tesoruccio, guarda che cosa esce dalla bocca della tua sorella quando parla. Ti piacerebbe avere anche per te lo stesso dono?… Basta che tu vada alla fonte; e se una vecchia ti chiede da bere, daglielo in modo educato.”

“Ci mancherebbe altro!”, rispose quella, scortese. “Andare alla fontana ora!”

“Ti dico che tu ci vada… e subito”, gridò la mamma.

Oltre che maleducata, la ragazza era anche molto pigra!

Brontolò, brontolò; ma brontolando prese la strada, portando con sé la più bella fiasca d’argento che fosse in casa.

Appena arrivata alla fonte, eccoti apparire una gran signora vestita magnificamente, che le chiede un sorso d’acqua. Era la stessa Fata apparsa poco prima a quell’altra sorella, ma aveva preso l’aspetto e i vestiti di una principessa, per vedere fino a quale punto giungeva la malcreanza di quella pettegola.

“O sta’ a vedere…”, rispose la superba, “che son venuta qui per dar da bere a voi!… Sicuro!… per abbeverare vostra Signora, non per altro!… Guardate, se avete sete, la fonte eccola lì.”

“Avete poca educazione, ragazza…”, rispose la Fata senza adirarsi punto, “e giacché siete così sgarbata, vi do per dono che ad ogni parola pronunciata da voi, vi esca di bocca un rospo o una serpe.”

Le fate di Perrault

Appena la mammina la vide tornare da lontano, le gridò a piena gola:

“Dunque, tesoruccio, com’è andata?”.

“Non mi seccate, mamma!…”, replicò la monella; e sputò due vipere e due rospacci.

“O Dio!… che vedo!…”, esclamò la madre. “La colpa deve essere tutta di tua sorella, ma me la pagherà…”

E si mosse per picchiarla. Quella povera ragazza fuggì via di corsa e andò a rifugiarsi nella foresta vicina.

Il figlio del Re, il principe, stava ritornando dalla caccia. Vedendola così bella, le domandò che cosa faceva in quel luogo sola sola, e perché piangeva tanto.

“La mamma…”, disse lei, “m’ha mandato via di casa e mi voleva picchiare…”

Dalle sue labbra uscirono cinque o sei perle e altrettanti brillanti. Il principe, stupito, la pregò di raccontare come mai era possibile una cosa tanto meravigliosa. E la ragazza raccontò per filo e per segno tutto quello che le era accaduto.

Il Principe reale se ne innamorò subito e la condusse con sé al palazzo del Re suo padre.
I due si sposarono e da quel giorno vissero sempre felici, contenti e molto educati.

Le fate di Perrault

Morale della fiaba Le fate di Perrault

La morale della fiaba di Charles Perrault insegna che la gentilezza, la bontà e l’educazione valgono ancora più delle perle e dei diamanti.
ALTRA MORALE
La cortesia che le bell’alme accende,
Costa talora acerbi affanni e pene;
Ma presto o tardi la virtù risplende,
E quando men ci pensa il premio ottiene.

La fiaba “Le fate” di Perrault insegna che a volte chi si comporta bene non viene ricompensato, ma anzi è trattato male e in modo sgarbato. Alla fine, però, le buone azioni vengono sempre ripagate.


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